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sabato 2 ottobre presso la sala delle
arcate di palazzo lanfranchi , nell'ambito del congresso essere
contemporanei, si è tenuta una tavola rotonda dal titolo matera
città dell'antropologia e capitale della cultura europea nel 2019.
premesso che mi sono persa gli
interventi introduttivi di del prof. mirizzi e dell'assessore
bergantino, questo non è un resoconto dettagliato dell'evento,
perché alcune delle cose che sono state dette mi sono sfuggite,
altre, quelle che riporto di seguito, invece le ho appuntate sulla
moleskine perché mi hanno colpita. quindi magari qualcosa l'ho
capita male e qualche altra l'ho interpretata a modo mio.
marta ragozzino, fresca soprintendente
per i beni storici artistici ed etnoantropologici della basilicata,
ritiene che sia importante sviluppare e condividere un progetto
culturale con la città.
raffaello de ruggieri, presidente della
fondazione zétema, ha messo in evidenza come a matera esista un
limite culturale, poiché siamo più imitatoti che innovatori. matera
dovrebbe essere una città in grado di produrre e di scambiare
cultura e non dovrebbe essere utilizzata solo come location.
antonio nicoletti, associazione
matera2019, ha invitato le istituzioni e il 'mondo' economico locale
ad intervenire.
florence pizzorni, musée des
civilisations de l’europe et de la méditerranée
paris/marseille,
ha riportato l'esempio della candidatura di marsiglia a capitale
della cultura europea,
titolo poi vinto. si è soffermata a riflettere [e a farci riflettere] sul
fatto che marsiglia fosse poco competitiva da un punto di vista
culturale e che, quindi, ha dovuto puntare su altre cose.
ha parlato del modo in cui hanno
lavorato che li ha spinti a concentrarsi sia sulle potenzialità del
territorio che sugli elementi negativi che ne avevano limitato lo
sviluppo. e ha poi concluso evidenziando come la vittoria di
marsiglia possa essere attribuita alla capacità di puntare non solo
sulla città ma sull'intera provincia. ha poi ricordato che per un
progetto di questo genere ci vogliono molti soldi [e mi sembra di
aver capito che ce ne vogliono prima, durante e, in caso di vittoria,
soprattutto dopo].
eugenio imbriani, antropologo - università di lecce, si è soffermato sul fatto che matera capitale
della cultura lo è già stata negli anni cinquanta; che in quegli
anni erano vivi ed evidenti i contrasti e che probabilmente adesso
manca un livello di contrasto e di discussione.
paolo apolito, antropologo - università
di romatre, ha provato ad individuare alcuni elementi di debolezza di
matera nella lentezza estrema, nella marginalità, anch'essa estrema
legata anche all'aspetto del viaggio infinito richiesto per
raggiungere la città, e nella residualità: è una città che non
serve [e su questi tre punti non gli si può dare torto].
ha poi provato ad individuare alcuni
modi per far diventare questi elementi punti di forza puntando sulla
creazione di una rete, ha riportato l'esempio di slow food, e
sull'antropologia intesa come spina dorsale su cui tessere questi
processi.
nel corso di questi interventi la
parola matera è stata ripetuta un'infinità di volte, mai a
sproposito visto che di quello si stava parlando, però io credo di
non aver capito cosa intendevano quando parlavano di matera.
ecco la domanda che avrei voluto fare
è: ma quando parlate di matera, esattamente a cosa vi
riferite?.
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