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La mia vita da lettrice
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22/08/2011 - 23:03 |
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«[...] Io sono una creatura emotiva.
Sono in comunicazione con tutto e con tutti.
Sono nata così.
Non azzardarti a liquidarla come una cosa da adolescenti
o a dire che è solo perché sono una ragazza.
Queste sensazioni mi rendono migliore.
Mi rendono pronta.
Mi rendono presente.
Mi rendono forte.
Io sono una creatura emotiva.
C'è un modo particolare di conoscere
che le donne più grandi sembrano aver dimenticato.
Sono felice di averlo ancora nel mio corpo.
Io so quando la noce di cocco sta per cadere.
Io so che abbiamo abusato della terra.
Io so che mio padre non tornerà.
Che nessuno è preparato al fuoco.
Io so che il rossetto non è
solo ostentazione.
Io so che i ragazzi sono terribilmente insicuri
e che terroristi non si nasce, si diventa.
Io so che un solo bacio può spazzare via
tutta la mia capacità decisionale
e qualche volta, sai, è un bene.
Non sto esagerando.
É una cosa da ragazze.
Quello che tutte noi saremmo
se la grande porta che abbiamo dentro si spalancasse.
Non ditemi di non piangere
Di mantenere la calma
Di non essere così estrema
Di essere ragionevole.
Io sono una creatura emotiva.
É così che è stata fatta la terra.
É così che il vento seguita a impollinare i fiori.
Non puoi dire all'Oceano Atlantico
di fare il bravo. [...]»
(Eve Ensler, Io sono emozione, Edizioni Piemme, 2011: 148-149)
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La mia vita da lettrice
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18/08/2011 - 12:31 |
«[...] ricordavo di aver letto da qualche parte che l'estrazione dell'oro consisteva nel rimuovere tre tonnellate di robaccia per tirare fuori circa trenta miseri grammi di pietruzze gialle; se questo era vero, il lavoro sul campo aveva molto in comune con l'estrazione dell'oro.»
(Nigel Barley, Il giovane antropologo, Edizioni Socrates, 2008: 122)
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La mia vita da lettrice
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10/08/2011 - 14:42 |
«Se l'autentico scontro di civiltà è, come io credo, uno scontro interno all'anima di ciascuno di noi, dove grettezza e narcisismo si misurano contro rispetto e amore, tutte le società contemporanee sono destinate a perdere a breve la battaglia, se continueranno ad alimentare le forze che inevitabilmente portano alla violenza e alla disumanità e se negheranno appoggio alle forze che educano alla cultura del rispetto e dell'uguaglianza. Se non insistiamo sul valore fondamentale delle lettere e delle arti, queste saranno accantonate, perché non producono denaro. Ma esse servono a qualcosa di ben più prezioso, servono cioè a costruire un mondo degno di essere vissuto, con persone che siano in grado di vedere gli altri esseri umani come persone a tutto tondo, con pensieri e sentimenti propri che meritano rispetto e considerazione, e con nazioni che siano in grado di vincere la paura e il sospetto a favore del confronto simpatetico e improntato alla ragione.»
(Martha C. Nussbaum, Non per profitto, Il Mulino 2011: 154)
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La mia vita da lettrice
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23/07/2011 - 15:07 |
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«Dall'altra parte di Miami, al quindicesimo piano di un caseggiato che domina una piscina
azzurrissima, vive quella dorsista rittratta un giorno da Dalì e descritta dalla rivista
«Time» come l'atleta più bella del mondo, anche se oggi della sua bellezza efebica non
rimane che la bocca lunga e appassionata. Ora Eleanor Holm non nuota più, nemmeno dopo
un'estenuante partita a tennis, ma alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932 vinse la gara di
dorso e quattro anni più tardi fece scalpore, quando a Berlino, dove puntava ad un altro
oro, fu squalificata da Avery Brundage che l'aveva sorpresa a bere champagne la sera tardi
nella cabina di prima classe di un giornalista. Diversamente dalle altre nuotatrici la Holm
era abituata a fare tardi la sera, perchè cantava nella band del marito, Art Jarrett; aveva
anche l'abitudine di fumare negli spogliatoi prima delle gare, per far vedere che gliene
importava ben poco. La sospensione dalle gare fece di lei una celebrità notturna: a Berlino
la consolò Hitler in persona, mentre la Reifenstahl, che raramente subiva il fascino
femminile, le stava continuamente dietro e la filmò mentre nuotava nella piscina olimpica.
Ritornata in America, fu la Jane del Tarzan interpretato da Glenn Morris, vincitore a
Berlino della gara di decathlon. Ma l'ex campionessa lasciò il film il giorno in cui la
corda che doveva trattenere un alligatore si ruppe e lei dovette salvarsi la vita a nuoto.»
(Charles Sprawson, L'ombra del massaggiatore nero, Adelphi 2000: 266-267)
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La mia vita da lettrice
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29/06/2011 - 19:41 |
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«Goethe insegnò a nuotare al figlio adottivo e anche ai figli di alcuni amici. Nel Wilhelm Meister, che è pieno di riferimenti agli effetti benefici del nuoto, il direttore di un collegio racconta che quando guardava gli allievi che imparavano a nuotare, restava sempre colpito dalle loro esclamazioni di sorpresa non appena si accorgevano che lo stesso elemento capace di trascinarli giù li faceva anche sentire senza peso, innalzandoli e sostenendoli allo stesso tempo. Per Goethe un bagno freddo «riportava i sensi stremati dalla vita borghese a un'esistenza nuova e vigorosa».»
(Charles Sprawson, L'ombra del massaggiatore nero, Adelphi 2000: 210-211)
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