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La mia vita da lettrice
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08/06/2010 - 23:27 |
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«"uomini perduti di altri porti,
che portate con voi la coscienza del mondo!"
Marsiglia esiste soltanto in queste parole. Tutto il resto è solo cicaleccio. Politico, economico. Anche culturale, a volte. Se ce lo dimentichiamo, moriamo.
Ovunque vado, oggi, ormai non mi parlano d'altro che d'Europa. È per questo che vengo al faro Sainte-Marie. C'è di che disperare. Perchè io non vedo nessun futuro europeo a Marsiglia. Nonostante quello che dicono. Marsiglia è una città mediterranea. E il Mediterraneo ha due rive. Non solo la nostra. L'Europa parla di una soltanto, oggi, e sappiatelo, in Francia questo va fin troppo bene. Trasformare questo mare, per la prima volta, in una frontiera tra oriente e occidente, tra levante e ponente. Ci separano dall'Africa e dall'Asia Minore.
In nome delle Andalusie perdute, di Alessandria silenziosa, di Tangeri spezzettata, di Beirut massacrata, ci saremmo potuti ricordare che la cultura europea è nata sulle rive del Mediterraneo, del Medio Oriente. Europa, casomai ci fosse bisogno di ridirlo, era una dea della Fenicia rapita da Zeus!»
(Jean-Claude Izzo, Aglio, menta e basilico, edizioni e/o 2007: 26-27)
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La mia vita da lettrice
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03/06/2010 - 21:12 |
«Negli annali degli scandali musicali, dalla prima della Sagra della Primavera di Stravinskij alla pubblicazione di Anarchy in the U.K. dei Sex Pistols, nulla può competere con il putiferio che Schoenberg suscitò agli inizi della sua carriera.»
(Alex Ross, Il resto è rumore, Bompiani 2009: 92
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le perfezioni provvisorie |
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La mia vita da lettrice
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19/04/2010 - 22:17 |
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A me la penna di Carofiglio piace un sacco; sarà che ha un modo di descrivere i luoghi
che mi fa venir voglia di ritrovarmici dentro o sarà che sa raccontare le persone che
mi fa sentire nostalgia delle loro storie.
Così come mi piace un sacco l'avvocato
Guerrieri, perchè ha qualcosa che è anche un po' mio... la "tendenza patologia alla
procrastinazione" (p.64), o la simpatia per i librai (p.112), o l'ansia da imbarco
(p.245) e varie altre cose altrettanto simpatiche.
«Tendenza patologica alla procrastinazione, la chiamano.
Pare che sia un atteggiamento tipico di soggetti insicuri, con scarsa autostima, che
rimandano continuamente i compiti sgradevoli per evitare di confrontarsi con le
proprie debolezze, le proprie paure e i propri limiti. Lessi una cosa del genere
sfogliando un libro che si intitolava: Smetti di rinviare e comincia a vivere. Era un
manuale che spiegava analiticamente le cause del fenomeno e indicava, in circa
duecento pagine di deliranti esercizi, come - testualmente - "sbarazzarsi di questa
malattia della volontà e vivere un'esistenza piena, produttiva e priva di
frustrazioni".
Pensai che non avevo tutta questa voglia di un'esistenza troppo produttiva, che i
manuali per cambiare vita mi davano l'orticaria e che, alla fine dei conti, una certa
dose di frustrazioni non mi dispiacaeva. Così rimisi il volume sullo scaffale da cui
l'avevo preso - ero in una libreria e come al solito leggevo a scrocco -, comprai un
libro di Alan Bennett e me ne andai a casa.
Dopo aver fatto sparire tutte le tracce della mia cena giapponese, dopo aver bevuto
ancora un po' di vino, dopo aver inutilmente ricontrollato la posta elettronica, mi
resi conto che il momento era arrivato.»
(Gianrico Carofiglio, Le perfezioni provvisorie, Sellerio Editore 2010: 64-65)
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l'importanza di chiamarsi Ernesto |
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La mia vita da lettrice
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08/02/2010 - 21:16 |
«Gwendolen (a Jack) Amore mio! ma amore mio che cosa? Come ti chiami, adesso che sei diventato un altro?
Jack Dio del cielo!... M'ero completamente dimenticato questo punto. La tua decisione in merito al mio nome è irrevocabile, suppongo.
Gwendolen Io non cambio mai, eccetto che negli affetti.»
[Oscar Wilde, L'importanza di chiamarsi Ernesto, BUR 1990:189]
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La mia vita da lettrice
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04/02/2010 - 19:58 |
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«Quelle sostanze che, incontrandosi, immediatamente si compenetrano e si influenzano a vicenda, le chiamiamo affini. Questa affinità salta subito agli occhi negli alcali e negli acidi che, quantunque opposti o forse proprio perché opposti, si cercano e si stringono in un legame strettissimo, si modificano e formano nuovi corpi.»
[Goethe, Le affinità elettive, Oscar Classici Mondadori 2001: 37]
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