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La mia vita da lettrice
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04/01/2012 - 21:16 |
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«La donna si slancia nel vento, arrancando con il suo corpo goffo e ingombrante. Si è fatta carne ed è scesa
tra gli uomini. Soddisfare in ogni modo gli appetiti, questo è stato il compito assolto dalla sua mescita
d'asporto: consumarsi per l'uomo e per il bambino, adagiandosi tra le loro dolci redini. Cerca così di tirare il
fiato, intrappolata nella loro rete da caccia. Si getta addosso la vestaglia da notte ed esce in pantofole, e si
inoltra a fatica per il sentiero innevato.»
(Elfriede Jelinek, La voglia, Frassinelli 1990: 56)
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La mia vita da lettrice
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02/01/2012 - 22:58 |
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«Per molte persone la neve non è una variazione dell'acqua (o viceversa), bensì qualcosa da rimuovere, uno
sgradevole impedimento. Anche questo è sintomo della grave automutilazione umana in atto da secoli, la rescissione
della nostra appartenenza alla Madre Terra, organismo del quale siamo cellule non parte centrale. Il tradimento
degli elementi naturali, che non sappiamo più amare se non in funzione dei nostri bisogni è la rinuncia collettiva
alla riserva di immaginario che andrebbe invece custodita come ispirazione preziosa per la sopravvivenza della
specie. Che repulsione provo quando sento chiamare neve e pioggia maltempo. Per me il maltempo (restando in tema)
sono le motoslitte, il caos delle stazioni sciistiche e chi chiama fuoripista lo sci escursionismo: non la pioggia
e la neve. L'umanità vampirizza le sorgenti della vita, poi le disprezza se crede che non le siano utili.»
(Davide Sapienza, La musica della neve, edicicloeditore 2011: 16)
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La mia vita da lettrice
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31/12/2011 - 17:32 |
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«Terribile è Amore, spietato il mare, ma il mare è acqua, l'amore è fuoco che brucia dentro. Scegli il fuoco, mio cuore, non temere la piena delle acque; andiamo verso l'amore, perché preoccuparsi delle onde? Non sai che Afrodite è nata dal mare e domina sul mare come sui nostri dolori?»
(Museo, Ero e Leandro, Marsilio 1994: 45)
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fondamenta degli incurabili |
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La mia vita da lettrice
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29/12/2011 - 19:20 |
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«Viaggiare sull'acqua, anche per brevi distanze, ha sempre qualcosa di primordiale. Senti che non dovresti
essere lì, e a dirtelo non sono tanto gli occhi, gli orecchi, il naso, il palato o il palmo della mano quanto i
piedi, i quali assumono, stranamente, la funzione di un organo dei sensi. L'acqua mette in discussione il principio
di orizzontalità, specialmente di notte, quando la sua superficie somiglia a un selciato. Per quanto solido sia ciò
che lo sostituisce sotto i tuoi piedi - il ponte di una nave -, sull'acqua stai un po' più attento che a terra, e
tutte le tue facoltà sono chiamate a una maggiore vigilanza. Sull'acqua, per esempio, non ti lasci distrarre come
per strada: le gambe ti tengono sotto costante controllo, te e le tue risorse, in costante equilibrio come se tu
fossi una specie di bussola. Be', forse questo intensificarsi delle tue risorse, sull'acqua, è davvero un'eco
remota e tortuosa dei nostri cari, vecchi cordati. In ogni modo, il senso dell'Altro si acuisce sull'acqua come se
fosse sollecitato da un pericolo comune e insieme reciproco. La perdita dell'orientamento non è qualcosa che
riguardi soltanto la nautica, è anche una categoria psicologica. [...]»
(Iosif Brodskij, Fondamenta degli incurabili, Adelphi 1991: 17-18)
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La mia vita da lettrice
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03/12/2011 - 16:18 |
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«Ora ascoltatemi bene, non ho tempo da perdere, anzi
non ne ho per niente. A casa mi aspettano cinquanta
invitati e un tonno da affettare. Ma non può passare
così. Io firmo il verbale, va bene, caso archiviato.
Quanto all'affermazione del commissario: Oggi il
mondo è popolato di mascalzoni, a quella devo
replicare con forza. Prima il mondo brulicava di
mascalzoni, signor commissario, molto più di oggi, si
nascondevano nelle pieghe della morale, della famiglia,
dei valori, ma erano mascalzoni veri, e in più non
coscienti di esserlo, superbi del loro teatrino! I
bambini venivano abbandonati, massacrati molto più di
oggi, e nell'indifferenza generale! Le donne erano
carne da macello, gli uomini carne da lavoro! Io non
farò i figli, sì, guardatemi pure male, non li farò
perché non mi sento in grado di crescerli. Lei sì? Ne
dubito, non si offenda, comunque invidio la sua
sicurezza! Non ho nessuna nostalgia per i tempi andati,
tranne che su un punto, uno solo: gli artisti! Ha
presente gli artisti di una volta, signor commissario?
Il nostro cinema, il nostro grande cinema! I caffè, i
libri, le discussioni, le idee andavano da uno
all'altro come carezze o ceffoni. Io rimpiango solo
questo del passato, sputo sulle ipocrisie, le mie per
prime, le sue. No, non voglio sputarle addosso, signor
commissario, non deve arrestarmi, era una metafora. Sa
cos'è una metafora, vero? Speriamo. Comunque glielo
spiego, a scanso di equivoci. La metafora è una figura
retorica, si usano delle parole al posto di altre,
delle immagini analoghe ad altre. Sì, non si preoccupi,
me ne vado, ho molto da fare anch'io. Però le voglio
dire un'ultima cosa, l'ultima e me ne vado per sempre,
non ci vedremo più, o forse lei vedrà un mio film, un
capolavoro! Le cosacce che ho fatto per la televisione
le conoscerà già, ma non le cito perché me ne vergogno.
Sì, lavoro per la televisione. No, non si ecciti, è
solo un elettrodomestico, come diceva Eduardo. No, non
le dico i titoli delle serie che ho diretto. Non
parliamone più! Le ho detto di no! No, non conosco
nessuno che può aiutare suo figlio a entrare in
televisione. Non voglio più farla, la odio, ho litigato
con tutti. Allora, le voglio trasmettere una sola,
ultima idea. Me la lascia dire o no? Finalmente! C'è solo una cosa da fare, oggi come sempre, gli artisti
sono gli unici ad averla capita: Non tacere mai,
a costo della vita, della reputazione, dello scandalo,
del dolore»
(Cristina Comencini, La bestia nel cuore, Feltrinelli
2005: 213-214)
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