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27/06/2010 - 12:39 |
Giorgio Adamo
Vedere la musica.
Film e video nello studio dei comportamenti musicali.
LIM, 2010
«L'attenzione nei confronti dell'elemento visivo in etnomusicologia non è certo una novità. Mentre tuttavia l'uso di documentazione fotografica o video-cinematografica è da sempre largamente diffuso nello studio e nell'insegnamento della disciplina, la produzione di documentazione visiva è rimasta per molto tempo una prerogativa o di fotografi o di cineasti professionisti particolarmente sensibili nei riguardi di una visione antropologica della realtà e che hanno spesso collaborato dirattamente con gli studiosi - come Franco Pinna con Diego Carpitella ed Ernesto De Martino, o Jean Rouch con Gilbert Rouget - oppure di alcuni etnomusicologi che hanno sviluppato una specifica competenza da cineasti, come Hugo Zemp o John Bally.
L'uso sistematico del mezzo visivo come strumento di ricerca sul campo, soprattutto nel caso della ripresa video-cinematografica, non è stato particolarmente diffuso. Se un certo livello di competenza nell'uso della registrazione sonora è sempre stato considerato assolutamente essenziale a qualsiasi tipo di indagine etnomusicologica, e addirittura in qualche caso fare ricerca ha coinciso, soprattutto in Italia, con l'effettuare campagne di registrazione, le macchine da presa su pellicola hanno messo probabilmente in soggezione molti studiosi - a causa dei costi, delle difficoltà tecniche, ecc. - mentre le videocamere, diffuse solo a partire dagli anni '80 del Novecento, presentavano all'inizio un tale divario con il livello di qualità professionale della produzione cinematografica e televisiva da non spingere più di tanto i ricercatori ad utilizzarle.
Non è un caso che i fondamentali film diretti da Diego Carpitella negli anni '80 per la serie I suoni siano stati realizzati in pellicola 16mm come produzione della RAI Radiotelevisione Italiana, con lo studioso nel ruolo di regista-coordinatore scientifico. In generale, più che un uso della ripresa filmica nell'ambito della ricerca sul campo e come strumento di indagine, vi è stato un interesse, da parte di alcuni, alla produzione di film di argomento etnomusicologico in chiave documentario-didattica.»
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Pratiche artistiche e pratiche etnografiche |
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10/06/2009 - 00:09 |
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Maria Carmela Stella (a cura di)
Pratiche Artistiche e Pratiche Etnografiche
«Molimo. Quaderni di Antropologia culturale ed
Etnomusicologia», n.4 (2009)
CUEM, Milano
I saggi raccolti in questo volume affrontano alcuni aspetti relativi al ripensamento della relazione tra antropologia e arte, indagando la diversità delle situazioni in cui pratica etnografica e pratica artistica presentano confini labili e cangianti.
Infatti se la prima è coinvolta nello studio di produzioni artistiche contemporanee, la seconda è sempre più occupata in questioni ritenute proprie dell'antropologia e si va configurando come spazio in cui le differenze culturali vengono riconosciute, rappresentate e attuate.
Un'affinità che si manifesta prevalentemente nelle pratiche messe in atto nella produzione del proprio sapere e che ha a che fare con modalità di rappresentazione e di auto-rappresentazione dell'identità individuale o culturale, attuate dagli artisti, cui gli antropologi guardano con interesse, essendo queste le pratiche costitutive della stessa etnografia.
Scopri i contenuti del volume...
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23/05/2009 - 12:13 |
Angelo Sirico.
Il flauto di Pan.
Esperienze di un costruttore
a cura di Giorgio Foti
Quaderni di Etnografia – Collana del Museo
Etnografico dell’Alta Brianza di Galbiate (Lc) –
GreenPrinting A.G. BELLAVITE s.r.l. Missaglia
(Lc), 2008, pp. 109 + DVD allegato
Il volume Il Flauto di Pan. Esperienze di un costruttore è interamente dedicato alla figura di Angelo
Sirico, costruttore e suonatore di firlinfeu, nome con cui viene designato il flauto di Pan nelle
zone del lecchese e della Brianza.
Il lavoro, promosso dal Museo Etnografico dell’Alta Brianza e curato da Giorgio Foti, raccoglie
differenti documenti che trattano aspetti diversi dell’esperienza di Angelo Sirico; lo scopo è quello
di far emergere tutti gli elementi utili alla contestualizzazione della sua attività, soffermandosi
in particolare sulla descrizione della tradizione musicale e costruttiva in cui essa si inserisce.
Angelo Sirico, di origini campane, si trasferisce a Mandello del Lario per ragioni di lavoro; qui
entra in contatto con il gruppo locale di firlinfö appassionandosi alla pratica dello strumento. In
particolare stringe un solido e profondo rapporto umano con Francesco Milanesi, ‘storico’ costruttore
di firlinfeu della zona, da cui egli apprende i rudimenti della tecnica per la costruzione dei flauti.
La sua attività di costruttore lo porta a entrare in contatto con altre realtà musicali della zona;
fino alla collaborazione con il Museo Etnografico dell’Alta Brianza nell’allestimento di una sala
espositiva dedicata al flauto. Una delle singolarità della figura di Angelo Sirico, che il volume
mira a far emergere, consiste nel suo essere un testimone della tradizione molto particolare: egli
infatti, non essendo brianzolo di nascita, si è inserito pienamente nella tradizione musicale locale
divenendo uno dei costruttori di firlinfeu maggiormente apprezzati.
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17/04/2009 - 16:55 |
Steven Feld
Suono e sentimentoUccelli, lamento, poetica e canzone nell'espressione kaluli.
ilSaggiatore, 2009
Ho fatto una domanda e Jubi ha ribattuto: «Senti, per te sono uccelli, per me sono voci nella
foresta».
«Nella pianura della Papua Nuova Guinea, presso il vulcano del Bosavi, vivono i kaluli. Con Edward e
Bambi Schieffelin, una coppia di antropologi, Steven Feld si è immerso nel 1976 nella vita della
foresta e ha condiviso con il popolo del Bosavi i riti e il lavoro, i miti e i loro canti.
Soprattutto ha scoperto che la musica dei kaluli, quella che dà vita al loro mondo immaginario,
rielabora i flussi sonori della natura e le modulazioni del canto degli uccelli: questi non sono
versi, ma voci nella foresta.
Suono e sentimento è il frutto di una ricerca sul campo, approfondita
nell’arco di venticinque anni; un trattato di etnomusicologia incentrato sul suono come sistema
culturale e simbolico. Lo studio dei metodi di comunicazione sonora, del suono umano e della natura
(dai canti dell’uomo ai versi degli uccelli) è il punto di partenza dal quale Feld elabora la
comprensione dell’ethos sociale ed emozionale del popolo kaluli, di tutto ciò che può essere definito
il suo sentimento. Analizzando la forma e le esecuzioni del lamento e del canto in relazione al mito
di origine, questo libro mostra come le espressioni sonore siano incarnazioni di sentimenti profondi.
Suono e sentimento, finalmente disponibile in lingua italiana, è un punto di riferimento
irrinunciabile in discipline come l’etnomusicologia, l’antropologia del suono, la linguistica e l’
estetica. L’opera di Steven Feld è arricchita da una conversazione tra Carlo Serra, curatore dell’
edizione italiana, l’etnomusicologo Nicola Scaldaferri e l’autore.»
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La mia vita da cantastorie |
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27/05/2008 - 01:00 |
Vito Santangelo
La mia vita di cantastorie.
Vicende autobiografiche di Vito Santangelo curate e introdotte da Mauro Geraci.
Brescia, Grafo, 2006, pp. 175
Vito Santangelo, tra i più importanti cantastorie siciliani in attività, affida alla scrittura la narrazione della sua esperienza di vita. Il testo prende le mosse dai primi ricordi legati all’infanzia, procede percorrendo le tappe fondamentali dell’adolescenza e narrando gli avvenimenti che contribuirono a far nascere in lui la passione per la musica e a dare inizio alla sua attività di cantastorie.
Il titolo del volume La mia vita di cantastorie non lascia dubbi; dalle prime difficoltà per fare accettare in famiglia questa sua scelta (il padre diverrà poi, un suo attivo sostenitore e collaboratore), al contesto socio-culturale in cui tale passione si forma e si sviluppa, alle relazioni umane e artistiche (la collocazione dell’abitazione paterna gli permetteva di essere a diretto contatto con Paolo Garofalo, altro cantastorie siciliano che ebbe un ruolo importante nell’avviarlo alla professione), tutti gli avvenimenti e le vicissitudini della sua esistenza ruotano attorno alla sua attività di cantastorie o fanno riferimento ad essa.
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