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musica sarda | canti e danze popolari |
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Books
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03/04/2011 - 11:17 |
Musica sarda |
Canti e danze popolari
Diego Carpitella, Pietro Sassu, Leonardo Sole
nota
| 2011
«Un lavoro di ricognizione esemplare su una realtà musicale ricca,
complessa, pressoché unica nel panorama italiano ed europeo.
Questo è stato Musica sarda nel 1973 quando è uscito per la prima
volta nella collana diretta da Roberto Leydi, Albatros, documenti originali
del folklore europeo. Significativamente rimane ancora insuperata opera
di riferimento, imprescindibile per chiunque voglia avvicinarsi ed
approfondire la cultura musicale della Sardegna. Fondamentali i saggi di
Diego Carpitella (I modi di esecuzione), Pietro Sassu (Le strutture musicali)
e Leonardo Sole (Strutture e piani di formalizzazione verbale).
Sono 61 le tracce musicali contenute nei 2 cd allegati introdotte e
commentate nel volume da un saggio di Ignazio Macchiarella.»
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popular music e musica popolare |
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Books
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04/12/2010 - 12:34 |
Popular music e musica popolare
Riflessioni ed esperienze a confronto
a cura di Alessandro Rigolli e Nicola Scaldaferri
Marsilio / Casa della Musica, 2010
«Il panorama musicale di oggi si presenta come un caleidoscopio che offre le più differenti forme espressive, in un continuo alternarsi e mescolarsi di stili che in alcuni casi sono il frutto diretto del nostro tempo e in altri giungono a noi da un passato talvolta remoto. Questa molteplicità è ben rappresentata dall'intreccio di espressioni come world music, popular music, musica etnica, musica popolare, musica contemporanea, musiche popolari contemporanee: etichette spesso coniate per rispondere a esigenze disparate - di natura scientifica, didattica, commerciale - e delle quali è talvolta difficile delimitare i contenuti.
In questo quadro, il convegno tenutosi a Parma nel 2007 dal quale il volume trae origine ha rappresentato una significativa occasione di confronto tra etnomusicologi e studiosi di popular music, tra riflessioni teoriche e concrete pratiche di indagine.
I contributi raccolti nel volume riflettono quella impostazione, e più che proporre soluzioni o prendere posizioni riflettono le esperienze personali dei partecipanti: esperienze talvolta eterogenee, ma anche accomunate dalla condivisione di problematiche di fondo sul piano del metodo e dei contenuti.»
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27/06/2010 - 11:39 |
Giorgio Adamo
Vedere la musica.
Film e video nello studio dei comportamenti musicali.
LIM, 2010
«L'attenzione nei confronti dell'elemento visivo in etnomusicologia non è certo una novità. Mentre tuttavia l'uso di documentazione fotografica o video-cinematografica è da sempre largamente diffuso nello studio e nell'insegnamento della disciplina, la produzione di documentazione visiva è rimasta per molto tempo una prerogativa o di fotografi o di cineasti professionisti particolarmente sensibili nei riguardi di una visione antropologica della realtà e che hanno spesso collaborato dirattamente con gli studiosi - come Franco Pinna con Diego Carpitella ed Ernesto De Martino, o Jean Rouch con Gilbert Rouget - oppure di alcuni etnomusicologi che hanno sviluppato una specifica competenza da cineasti, come Hugo Zemp o John Bally.
L'uso sistematico del mezzo visivo come strumento di ricerca sul campo, soprattutto nel caso della ripresa video-cinematografica, non è stato particolarmente diffuso. Se un certo livello di competenza nell'uso della registrazione sonora è sempre stato considerato assolutamente essenziale a qualsiasi tipo di indagine etnomusicologica, e addirittura in qualche caso fare ricerca ha coinciso, soprattutto in Italia, con l'effettuare campagne di registrazione, le macchine da presa su pellicola hanno messo probabilmente in soggezione molti studiosi - a causa dei costi, delle difficoltà tecniche, ecc. - mentre le videocamere, diffuse solo a partire dagli anni '80 del Novecento, presentavano all'inizio un tale divario con il livello di qualità professionale della produzione cinematografica e televisiva da non spingere più di tanto i ricercatori ad utilizzarle.
Non è un caso che i fondamentali film diretti da Diego Carpitella negli anni '80 per la serie I suoni siano stati realizzati in pellicola 16mm come produzione della RAI Radiotelevisione Italiana, con lo studioso nel ruolo di regista-coordinatore scientifico. In generale, più che un uso della ripresa filmica nell'ambito della ricerca sul campo e come strumento di indagine, vi è stato un interesse, da parte di alcuni, alla produzione di film di argomento etnomusicologico in chiave documentario-didattica.»
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Pratiche artistiche e pratiche etnografiche |
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09/06/2009 - 23:09 |
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Maria Carmela Stella (a cura di)
Pratiche Artistiche e Pratiche Etnografiche
«Molimo. Quaderni di Antropologia culturale ed
Etnomusicologia», n.4 (2009)
CUEM, Milano
I saggi raccolti in questo volume affrontano alcuni aspetti relativi al ripensamento della relazione tra antropologia e arte, indagando la diversità delle situazioni in cui pratica etnografica e pratica artistica presentano confini labili e cangianti.
Infatti se la prima è coinvolta nello studio di produzioni artistiche contemporanee, la seconda è sempre più occupata in questioni ritenute proprie dell'antropologia e si va configurando come spazio in cui le differenze culturali vengono riconosciute, rappresentate e attuate.
Un'affinità che si manifesta prevalentemente nelle pratiche messe in atto nella produzione del proprio sapere e che ha a che fare con modalità di rappresentazione e di auto-rappresentazione dell'identità individuale o culturale, attuate dagli artisti, cui gli antropologi guardano con interesse, essendo queste le pratiche costitutive della stessa etnografia.
Scopri i contenuti del volume...
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23/05/2009 - 11:13 |
Angelo Sirico.
Il flauto di Pan.
Esperienze di un costruttore
a cura di Giorgio Foti
Quaderni di Etnografia – Collana del Museo
Etnografico dell’Alta Brianza di Galbiate (Lc) –
GreenPrinting A.G. BELLAVITE s.r.l. Missaglia
(Lc), 2008, pp. 109 + DVD allegato
Il volume Il Flauto di Pan. Esperienze di un costruttore è interamente dedicato alla figura di Angelo
Sirico, costruttore e suonatore di firlinfeu, nome con cui viene designato il flauto di Pan nelle
zone del lecchese e della Brianza.
Il lavoro, promosso dal Museo Etnografico dell’Alta Brianza e curato da Giorgio Foti, raccoglie
differenti documenti che trattano aspetti diversi dell’esperienza di Angelo Sirico; lo scopo è quello
di far emergere tutti gli elementi utili alla contestualizzazione della sua attività, soffermandosi
in particolare sulla descrizione della tradizione musicale e costruttiva in cui essa si inserisce.
Angelo Sirico, di origini campane, si trasferisce a Mandello del Lario per ragioni di lavoro; qui
entra in contatto con il gruppo locale di firlinfö appassionandosi alla pratica dello strumento. In
particolare stringe un solido e profondo rapporto umano con Francesco Milanesi, ‘storico’ costruttore
di firlinfeu della zona, da cui egli apprende i rudimenti della tecnica per la costruzione dei flauti.
La sua attività di costruttore lo porta a entrare in contatto con altre realtà musicali della zona;
fino alla collaborazione con il Museo Etnografico dell’Alta Brianza nell’allestimento di una sala
espositiva dedicata al flauto. Una delle singolarità della figura di Angelo Sirico, che il volume
mira a far emergere, consiste nel suo essere un testimone della tradizione molto particolare: egli
infatti, non essendo brianzolo di nascita, si è inserito pienamente nella tradizione musicale locale
divenendo uno dei costruttori di firlinfeu maggiormente apprezzati.
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