Provo dolore per tutto,
anche per l'ilota che mi propina consigli di partecipazione,
dolore per il pezzente a cui non do l'elemosina,
dolore per il demente che presiede il consiglio d'amministrazione.
«Si tolse il golf che teneva sulle spalle e si tuffò
in acqua. Nutriva un inesplicabile disprezzo per quegli
uomini che non si tuffavano in acqua. Nuotava una
specie di crawl irregolare, respirando a ogni bracciata
oppure ogni quattro bracciate, e contando mentalmente
l'uno-due uno-due del battito dei piedi. Non era uno
stile adatto alle lunghe distanze, ma la pratica
domestica del nuoto aveva imposto a questo sport alcune
consuetudini, e in quella parte del mondo era
convenzionale quel tipo di crawl. Il sentirsi avvolto e
sostenuto da quell'acqua verdognola gli sembrava non
tanto un piacere quanto un ritorno ad una condizione
naturale, e gli sarebbe piaciuto nuotare senza
calzoncini da bagno, ma questo non era possibile, in
considerazione del suo progetto. Si issò sul bordo
opposto della piscina, lui che non usava mai la
scaletta, e s'incamminò attraverso il prato. Quando
Lucinda gli domandò dove stava andando, le rispose che
ritornava a casa a nuoto. [...]
Era una stupenda giornata, e il fatto di vivere in un
mondo così generosamente fornito di acqua gli sembrava
un dono del cielo, una benedizione. Si sentiva il cuore
leggero, e cominciò a correre sull'erba. L'impresa di
avventurarsi verso casa seguendo questa insolita rotta
gli dava la sensazione di essere un pellegrino, un
esploratore, un uomo del destino, e sapeva che sul
percorso avrebbe incontrato molti amici, tutti amici
assiepati lungo le rive del fiume Lucinda»
(John Cheever, Il nuotatore, Fandango Libri 2000: 12-
13)