Etnomusicologia e varie | Carmela Stella

Provo dolore per tutto,
anche per l'ilota che mi propina consigli di partecipazione,
dolore per il pezzente a cui non do l'elemosina,
dolore per il demente che presiede il consiglio d'amministrazione.

Eugenio Montale
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buon week-end
Ultime dalla vasca
10/09/2011 - 11:20

Dedicatevi i due minuti che ci vogliono per vederlo... anche le risate rientrano nel minimo sindacale garantito.

LAUGHS! from Everynone on Vimeo.

 
l'egemonia sottoculturale
La mia vita da lettrice
08/09/2011 - 23:04

«[...] Basta con qualunque accondiscendenza con la controparte operaia e sindacale, basta cedimenti. A noi gli occhi e le menti, anche dei lavoratori, oltre che dei ceti medi, e con un riuscitissimo gioco di prestigio che cercheremo di raccontare, voilà una nuova egemonia culturale e un rinnovato immaginario popolare, cucinato dalle élite e dalle superclassi a proprio uso e consumo e a feroce difesa dei propri privilegi, destinati ad ampliarsi scandalosamente.»
(Massimiliano Panarari, L'egemonia sottoculturale, Einaudi 2010: 5)

 
Medea
La mia vita da lettrice
01/09/2011 - 19:52

CORO «Amori che giungano eccessivi
nè fama accordano agli uomini né virtù;
ma se con misura Cipride giunge,
altra dea non c'è così gradita.
Mai, o Signora, non scagliare su di me
dell'arco tutto d'oro l'ineludibile dardo
intinto nel desiderio.

Cara mi abbia temperanza, dono splendido dei numi;
giammai rissose ire e contese insaziabili
infligga Cipride tremenda,
sconvolgendo il mio cuore per letti altrui;
ma rispettando unioni che siano senza liti,
ella con acuto discernimento distingua
l'uno dall'altro i letti delle donne.

O patria, o casa, mai divenga io
priva della mia città
, vivendo una vita
d'angustie, aspra da traversare,
infelicissima di afflizioni.
Da morte, da morte sia io domata
prima che tal giorno io compia:
altra pena più grande non c'è
che l'essere privati della patria terra

Ho visto; non su parola d'altri
sono in grado di parlare: te non la città,
non amico alcuno ti compiangerà,
te che soffri le più tremende delle pene.
E perisca l'ingrato, cui è permesso
non onorare gli amici,
dopo aver dischiuso il chiavistello
di un cuore puro: mai costui mi sarà amico.
»
(Euripide, Medea, BUR 2010: 161-163)

 
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