«Se l'autentico scontro di civiltà è, come io credo, uno scontro interno all'anima di ciascuno di noi, dove grettezza e narcisismo si misurano contro rispetto e amore, tutte le società contemporanee sono destinate a perdere a breve la battaglia, se continueranno ad alimentare le forze che inevitabilmente portano alla violenza e alla disumanità e se negheranno appoggio alle forze che educano alla cultura del rispetto e dell'uguaglianza. Se non insistiamo sul valore fondamentale delle lettere e delle arti, queste saranno accantonate, perché non producono denaro. Ma esse servono a qualcosa di ben più prezioso, servono cioè a costruire un mondo degno di essere vissuto, con persone che siano in grado di vedere gli altri esseri umani come persone a tutto tondo, con pensieri e sentimenti propri che meritano rispetto e considerazione, e con nazioni che siano in grado di vincere la paura e il sospetto a favore del confronto simpatetico e improntato alla ragione.»
(Martha C. Nussbaum, Non per profitto, Il Mulino 2011: 154)
«Dall'altra parte di Miami, al quindicesimo piano di un caseggiato che domina una piscina
azzurrissima, vive quella dorsista rittratta un giorno da Dalì e descritta dalla rivista
«Time» come l'atleta più bella del mondo, anche se oggi della sua bellezza efebica non
rimane che la bocca lunga e appassionata. Ora Eleanor Holm non nuota più, nemmeno dopo
un'estenuante partita a tennis, ma alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932 vinse la gara di
dorso e quattro anni più tardi fece scalpore, quando a Berlino, dove puntava ad un altro
oro, fu squalificata da Avery Brundage che l'aveva sorpresa a bere champagne la sera tardi
nella cabina di prima classe di un giornalista. Diversamente dalle altre nuotatrici la Holm
era abituata a fare tardi la sera, perchè cantava nella band del marito, Art Jarrett; aveva
anche l'abitudine di fumare negli spogliatoi prima delle gare, per far vedere che gliene
importava ben poco. La sospensione dalle gare fece di lei una celebrità notturna: a Berlino
la consolò Hitler in persona, mentre la Reifenstahl, che raramente subiva il fascino
femminile, le stava continuamente dietro e la filmò mentre nuotava nella piscina olimpica.
Ritornata in America, fu la Jane del Tarzan interpretato da Glenn Morris, vincitore a
Berlino della gara di decathlon. Ma l'ex campionessa lasciò il film il giorno in cui la
corda che doveva trattenere un alligatore si ruppe e lei dovette salvarsi la vita a nuoto.»
(Charles Sprawson, L'ombra del massaggiatore nero, Adelphi 2000: 266-267)