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«Viaggiare sull'acqua, anche per brevi distanze, ha sempre qualcosa di primordiale. Senti che non dovresti
essere lì, e a dirtelo non sono tanto gli occhi, gli orecchi, il naso, il palato o il palmo della mano quanto i
piedi, i quali assumono, stranamente, la funzione di un organo dei sensi. L'acqua mette in discussione il principio
di orizzontalità, specialmente di notte, quando la sua superficie somiglia a un selciato. Per quanto solido sia ciò
che lo sostituisce sotto i tuoi piedi - il ponte di una nave -, sull'acqua stai un po' più attento che a terra, e
tutte le tue facoltà sono chiamate a una maggiore vigilanza. Sull'acqua, per esempio, non ti lasci distrarre come
per strada: le gambe ti tengono sotto costante controllo, te e le tue risorse, in costante equilibrio come se tu
fossi una specie di bussola. Be', forse questo intensificarsi delle tue risorse, sull'acqua, è davvero un'eco
remota e tortuosa dei nostri cari, vecchi cordati. In ogni modo, il senso dell'Altro si acuisce sull'acqua come se
fosse sollecitato da un pericolo comune e insieme reciproco. La perdita dell'orientamento non è qualcosa che
riguardi soltanto la nautica, è anche una categoria psicologica. [...]»
(Iosif Brodskij, Fondamenta degli incurabili, Adelphi 1991: 17-18)
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