Etnomusicologia e varie | Carmela Stella

Il nuoto è sport di silenzi, immaginazione e fantasie.

M. Pastonesi
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la bestia nel cuore
La mia vita da lettrice
03/12/2011 - 16:18

«Ora ascoltatemi bene, non ho tempo da perdere, anzi non ne ho per niente. A casa mi aspettano cinquanta invitati e un tonno da affettare. Ma non può passare così. Io firmo il verbale, va bene, caso archiviato. Quanto all'affermazione del commissario: Oggi il mondo è popolato di mascalzoni, a quella devo replicare con forza. Prima il mondo brulicava di mascalzoni, signor commissario, molto più di oggi, si nascondevano nelle pieghe della morale, della famiglia, dei valori, ma erano mascalzoni veri, e in più non coscienti di esserlo, superbi del loro teatrino! I bambini venivano abbandonati, massacrati molto più di oggi, e nell'indifferenza generale! Le donne erano carne da macello, gli uomini carne da lavoro! Io non farò i figli, sì, guardatemi pure male, non li farò perché non mi sento in grado di crescerli. Lei sì? Ne dubito, non si offenda, comunque invidio la sua sicurezza! Non ho nessuna nostalgia per i tempi andati, tranne che su un punto, uno solo: gli artisti! Ha presente gli artisti di una volta, signor commissario? Il nostro cinema, il nostro grande cinema! I caffè, i libri, le discussioni, le idee andavano da uno all'altro come carezze o ceffoni. Io rimpiango solo questo del passato, sputo sulle ipocrisie, le mie per prime, le sue. No, non voglio sputarle addosso, signor commissario, non deve arrestarmi, era una metafora. Sa cos'è una metafora, vero? Speriamo. Comunque glielo spiego, a scanso di equivoci. La metafora è una figura retorica, si usano delle parole al posto di altre, delle immagini analoghe ad altre. Sì, non si preoccupi, me ne vado, ho molto da fare anch'io. Però le voglio dire un'ultima cosa, l'ultima e me ne vado per sempre, non ci vedremo più, o forse lei vedrà un mio film, un capolavoro! Le cosacce che ho fatto per la televisione le conoscerà già, ma non le cito perché me ne vergogno. Sì, lavoro per la televisione. No, non si ecciti, è solo un elettrodomestico, come diceva Eduardo. No, non le dico i titoli delle serie che ho diretto. Non parliamone più! Le ho detto di no! No, non conosco nessuno che può aiutare suo figlio a entrare in televisione. Non voglio più farla, la odio, ho litigato con tutti. Allora, le voglio trasmettere una sola, ultima idea. Me la lascia dire o no? Finalmente! C'è solo una cosa da fare, oggi come sempre, gli artisti sono gli unici ad averla capita: Non tacere mai, a costo della vita, della reputazione, dello scandalo, del dolore»
(Cristina Comencini, La bestia nel cuore, Feltrinelli 2005: 213-214)

 
ruggine
La mia vita da lettrice
26/11/2011 - 17:47

«Nessuno di loro ebbe la minima esitazione. Sapevano benissimo di essere gli unici a poter fare qualcosa: le madri si sarebbero disperate strillando da un balcone all'altro, e i padri - quasi tutti operai - sarebbero arrivati solo intorno alle nove, alla fine del turno in fabbrica, ma non era quello il punto. Il punto era che gli adulti, polizia compresa, avrebbero cercato la piccola dappertutto come avevano fatto le altre volte, con le torce elettriche e la disperazione nella voci rauche, chiamando a squarciagola Rosalia Rosalia fino a notte fonda, e avrebbero perso tempo.
Solo loro sapevano dove andare. L'avevano sempre saputo, perchè conoscevano il deposito di rottami come le loro tasche. L'avevano sentito cambiare, l'avevano sentito trasformarsi dal regno dei loro giochi a un luogo nero di incubi e ombre, come se la violenza che l'assassino aveva consumato proprio lì avesse tolto alla ferraglia ogni attrattiva, riconsegnandola alla rovina della ruggine. A causa sua, gli spuntoni contorti, i cunicoli scricchiolanti, i camminamenti precari ad altezze vertiginose, i bordi taglienti delle travi e degli ingranaggi avevano smesso di essere affascinanti anfratti da esplorare ed erano diventati proprio quello che i loro genitori predicavano inutilmente da sempre: un pericolo.
»
(Stefano Massaron, Ruggine, Einaudi 2005: 189-190)

 
il corpo non sbaglia
La mia vita da lettrice
12/11/2011 - 21:18

«È come caricare una mongolfiera di troppe zavorre e poi lamentarsi perchè non si alza in volo», ci spiega. E poi continua: «Ecco perchè non sopporto le persone che ti dicono: 'Senza di te non posso vivere', convinti che sia una straordinaria dichiarazione d'amore. Perchè non lo è. Preferisco di gran lunga sentirmi dire: amore mio, io sto benone anche senza di te, nel senso che la mia vita funziona alla grande, ma quando ci sei tu, c'è quel profumo in più, quella spinta in più che invece di camminare o correre mi fa volare. È qui che l'età gioca a nostro favore, perchè solo dopo aver capito che questo benedetto grande amore al massimo può soddisfare una o due aspettative ma non certo tutte, si potrà cominciare a parlare di vero amore. Finora abbiamo fatto palestra. Per non dire che abbiamo sbagliato tutto.»
(Lidia Castellani, Il corpo non sbaglia, Salani 2010: 195)

 
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