Maria Carmela Stella

Provo dolore per tutto,
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dolore per il demente che presiede il consiglio d'amministrazione.

Eugenio Montale
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Campane e campanari in Brianza
23/05/2008 - 00:00

campane_e_campanari.jpg Francesco Motta

Campane e campanari in Brianza

Quaderni di Etnografia – Collana del Museo Etnografico dell'Alta Brianza di Galbiate (Lc) – Arti Grafiche Maggioni, Dolzago (Lc), 2005; pp. 159 + Cd allegato

Il volume Campane e campanari in Brianza, raccoglie il lavoro svolto da Francesco Motta per la sua tesi di laurea in etnomusicologia, discussa presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Milano. La ricerca è stata rivolta alla tradizione delle campane e all'attività dei campanari nel territorio della Brianza, luogo in cui tale attività è saldamente radicata, ed è stata condotta facendo riferimento non solo alle fonti documentarie scritte, ma anche, e soprattutto, alla diretta testimonianza dei suonatori sia quelli ancora in attività che quelli che hanno dovuto lasciare il posto ad impianti elettrici e alla conseguente automazione dei concerti di campane.
Motta nello scegliere un indirizzo guida nella conduzione della sua ricerca fa esplicito riferimento all’approccio metodologico indicato da Timothy Rice che, rifacendosi alle teorie di Clifford Geertz, ne propone una propria applicazione in ambito etnomusicologico che nell’analizzare i processi formativi della musica pone in primo piano le figure e le esperienze dirette dei suonatori.
Dopo una parte introduttiva sulle finalità ed i metodi della ricerca, l’autore passa prima ad analizzare e a descrivere alcuni degli elementi che caratterizzano l’uso e le funzioni delle campane, fornendo anche un quadro delle tecniche esecutive utilizzate nel territorio brianzolo; poi propone alcuni riferimenti per un confronto con altri contesti di uso delle campane individuati sia in Italia che al di fuori dei confini nazionali (come è il caso della Slovenia).
La seconda parte del testo è tutta rivolta ai singoli paesi della Brianza in cui è stato svolto il lavoro centrale della ricerca; per ognuno dei paesi preso in considerazione, Francesco Motta è riuscito a tracciare un quadro della tradizione campanaria, non solo da un punto di vista della definizione dei repertori ma anche ricostruendo, dove possibile, la successione dei suonatori o degli avvenimenti che hanno interessato le campane e i campanari nel corso degli anni, facendo riferimento ai racconti diretti degli informatori. Ampio spazio è stato dato ai repertori che sono stati raccolti direttamente sul campo, nonostante le difficoltà e i problemi tecnici che la registrazione di un concerto di campane può creare, e che sono riportati nel Cd allegato al volume (la sezione audio è stata raccolta nelle quattro località dove le campane si suonano ancora manualmente: Brianzola, Sartirana Briantea, Vergo Zoccorino e Rovagnate). Si tratta di un repertorio non sempre e non solo legato a finalità religiose o cerimoniali, ma che comprende anche brani ‘laici’ legati ad un repertorio profano quali ad esempio Marina Marina e La legenda del Piave. I brani riportati nel Cd sono corredati da una trascrizione musicale, dalla descrizione delle occasioni in cui le registrazioni sono state svolte e, in alcuni casi, anche da qualche appunto esplicativo circa i singoli brani eseguiti.
In Appendice al testo vi sono tre sezioni costituite da immagini e documenti storici: nella prima sono state riprodotte, oltre ad un’immagine che individua e circoscrive il territorio dell’indagine, figure che mostrano differenze regionali fornendo un riferimento di confronto più ampio per la tradizione brianzola; nella seconda sono state riportate alcune foto dei diretti protagonisti della ricerca nell’atto di eseguire brani alle campane o mentre si esercitano sul ‘campanilino’; la terza sezione infine, è stata dedicata ai documenti di carattere storico provenienti da archivi parrocchiali o da opuscoli di non ampia diffusione.
Questo lavoro, quindi, da un lato supplisce ad un vuoto nell’ambito della documentazione sul fenomeno della campane in un territorio in cui queste hanno un'importanza funzionale e simbolica, dall’altro, grazie ad una metodologia di ricerca finalizzata a definire un contesto musicale attraverso il racconto dei diretti interessati, colma questa carenza raccogliendo saperi e conoscenze musicali di cui si è quasi persa la pratica.

[Recensione pubblicata su Archivio di Etnografia 1/ 2006]
 

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