Vito Santangelo
La mia vita di cantastorie.
Vicende autobiografiche di Vito Santangelo curate e introdotte da Mauro Geraci.
Brescia, Grafo, 2006, pp. 175
Vito Santangelo, tra i più importanti cantastorie siciliani in attività, affida alla scrittura la narrazione della sua esperienza di vita. Il testo prende le mosse dai primi ricordi legati all’infanzia, procede percorrendo le tappe fondamentali dell’adolescenza e narrando gli avvenimenti che contribuirono a far nascere in lui la passione per la musica e a dare inizio alla sua attività di cantastorie.
Il titolo del volume La mia vita di cantastorie non lascia dubbi; dalle prime difficoltà per fare accettare in famiglia questa sua scelta (il padre diverrà poi, un suo attivo sostenitore e collaboratore), al contesto socio-culturale in cui tale passione si forma e si sviluppa, alle relazioni umane e artistiche (la collocazione dell’abitazione paterna gli permetteva di essere a diretto contatto con Paolo Garofalo, altro cantastorie siciliano che ebbe un ruolo importante nell’avviarlo alla professione), tutti gli avvenimenti e le vicissitudini della sua esistenza ruotano attorno alla sua attività di cantastorie o fanno riferimento ad essa.
Nei momenti di difficoltà, quando le condizioni economiche
collettive si ripercuotono anche sulla sua attività, la prospettiva
prima e la necessità poi di dover cambiare mestiere sono descritte come
una pena; anche in questo caso, come nell’impegno profuso da giovane
per fare accettare la sua attività in famiglia e per riuscire ad
imporsi nella piazza, è la determinazione che gli permette di tenere
duro.
Attraverso la narrazione emergono gli elementi che contribuiscono a
tracciare la rete di relazioni e di rapporti personali intrattenuti con
altri illustri personaggi siciliani, si pensi al suo rapporto con
Ignazio Buttitta, oltre a quelli che descrivono i circuiti della sua
attività legata principalmente alla piazza, ma aperta anche a
situazioni e contesti differenti da quelli tradizionali; trovano
inoltre, spazio gli ampi resoconti, qualitativi e quantitativi, della
sua produzione musicale, dai fogli scritti ai dischi.
Il testo introduttivo di Mauro Geraci, curatore del volume, è
finalizzato da un lato, a contestualizzare il manoscritto all’interno
della tradizione italiana degli studi demo-antropologici che si
occupano delle scritture di autori semicolti, e dall’altro a
sottolineare come questo testo sia scaturito dal rapporto dialogico
stabilitosi, nel corso degli anni, tra il ricercatore e il cantastorie.
La chiave di lettura su cui Geraci si sofferma maggiormente è la
contrapposizione tra la dimensione pubblica della piazza, che
rappresenta il naturale spazio performativo per l’attività dei
cantastorie e in cui Santangelo ha un ruolo ben preciso di narratore, e
il contesto privato della casa, in cui la scrittura autobiografica
prende forma; questa attività infatti, necessita di una dimensione
narrativa differente da quella messa in atto per la rappresentazione in
piazza, che sia funzionale ad una ricostruzione del sé e ad una
riflessione sulla sua attività.
[Recensione pubblicata su Archivio di Etnografia
1/2007]
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