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«[...] - Non si può scrivere la propria morte.
È lo psichiatra che mi ha detto così, e sono d'accordo con lui perché, quando si è morti, non si può
scrivere. Ma, dentro di me, penso di poter scrivere qualunque cosa, anche se è impossibile e se non è
vera.
In genere m'accontento di scrivere nella testa. È più facile. Nella testa tutto si srotola senza
difficoltà. Ma, una volta scritti, i pensieri si trasformano, si deformano, e tutto diventa falso. A
causa delle parole.
Dovunque mi trovo, scrivo. Scrivo mentre vado verso il bus, scrivo nel bus, nello spogliatoio degli
uomini, davanti al mio macchinario.
Il guaio è che io non scrivo ciò che dovrei scrivere, scrivo qualunque cosa, cose che nessuno può
comprendere e nemmeno io comprendo. La sera, quando ricopio quello che ho scritto nella mia testa
durante la giornata, mi domando perché ho scritto tutto ciò.
Per chi, e per quale ragione?»
[Agota Kristof, Ieri, Einaudi 2008: 7-8]
Racconto breve della Kristof; stile asciutto e scarno, efficace nel descrivere sentimenti duri e
difficili da vivere e da esplicitare. Si ritrovano alcuni dei temi della Trilogia: l'infanzia, un evento
tragico, la fuga in un altro paese, l'amore e le difficoltà nel viverlo e nell'affrontarlo serenamente. Un
racconto d'amore tragico e amaro, triste e senza speranza.
Fioccano gli auguri in rete, per quest'anno ho deciso di fare solo auguri reali; quindi niente post,
niente mail e niente sms seriali. Va così .
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