I libri letti a gennaio 2019 - Maria Carmela Stella

Anche i pesci vanno in letargo: i libri letti a gennaio 2019

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Primo post dell’anno dedicato ai libri e primo post in cui entra di prepotenza il mio nuovo amico: il Kindle!
Quello che ho capito, fino ad ora, è che devo entrare nell’ordine delle idee che è un’esperienza diversa dal libro, quindi non devo aspettarmi le stesse cose che ho dal cartaceo.
Per esempio, trovo divertente e utile leggere la, fuorviante (ci ho messo un po’ a capirlo), indicazione del tempo stimato per la lettura di un capitolo, è un dato che mi aiuta a decidere se leggere ancora o fermarmi per non lasciare il capitolo in sospeso (ma appunto, si tratta di un dato fuorviante, non so come viene definito, io impiego più tempo a terminare un capitolo rispetto a quanto indicato). Trovo anche divertente, ma un po’ straniante, il dato in percentuale della parte letta.
Il Kindle mi impone, in un certo senso, una lettura lineare. Cioè non mi permette di andare a sbirciare la conclusione dei libri. E io sono una a cui piace andare a curiosare per scoprire il finale di una storia. Poi, mi pare che i miei desideri di lettura siano diventati ancora più caotici.
È un po’ presto per dire che il Kindle mi permette di leggere di più, di sicuro mi permette di ‘incastrare’ meglio le letture (ne ho dedotto che gli ebook sono incastrabili, come i pezzi del tetris) e di soddisfare alcune curiosità che altrimenti lascerei perdere.
Terminus Radioso“, il mio primo eBook, non l’avrei mai letto; quindi, almeno per il momento, sto usando il Kindle per leggere ciò che non voglio comprare (sì, non ho smesso di comprare libri).
Dopo tutta questa introduzione, qualche parola sui libri che ho letto durante il mese di gennaio.
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La giostra dei criceti, Antonio Manzini – Sellerio

È un romanzo e, quindi, possono capitare tutte le cose che capitano. Ci sono scene splatter, con teste che esplodono e interiora in movimento libero (ho la tendenza a immaginare e visualizzare ciò che leggo e alcuni passaggi ho fatto fatica a leggerli e a ‘vederli’: sono un po’ sensibile al sangue e, di conseguenza, sono sensibile alla descrizione di ciò che rimane dopo che una testa è esplosa).
Molto bello il titolo, l’ho apprezzato di più alla fine. (Tra l’altro mi è venuto il dubbio che il riferimento ai criceti sia anche un riferimento alle capacità affettive di alcuni dei protagonisti. Questa è ironia gratuita, dovuta all’assurdità di una relazione raccontata nel romanzo e dei dialoghi tra i due piccioncini, non parlo di René e Alessia, ma di quegli altri due: Diego ed Elisabetta).
I protagonisti sono esseri umani che provano a cogliere, ognuno a modo suo e ognuno cercando di rendere favorevoli alcuni eventi, l’opportunità, l’occasione, cioè, di cambiare in meglio la propria vita lasciandosi alle spalle, più o meno, tutto.
Non poteva esserci coincidenza migliore: ho terminato questo libro negli stessi giorni del ventesimo anniversario della morte di Fabrizio De André, il più grande di tutti. Faber: l’amico fragile. Così come, per concludere questo breve paragrafo dedicato a “La giostra dei criceti” e all’umanità varia e disperata che si agita tra le sue pagine, non possono esserci parole migliori di quelle che Faber utilizzava quando introduceva “La città vecchia“: «[…] penso che ci sia ben poco merito nella virtù e ben poca colpa nell’errore».
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Paroline & Paroloni, Luisa Carrada – Zanichelli

Mi riprometto di dedicare un unico post ai cinque libri di Luisa Carrada usciti per la Zanichelli.
Si tratta di volumi utili per chi lavora con le parole, per chi vuole perfezionare il proprio modo di scrivere e di lavorare, per chi vuole rinfrescare i pensieri e per chi vuole confrontare le proprie abitudini con quelle di chi, nel settore della scrittura per il web, è considerata un riferimento.
«Le parole sono importanti!», prenderne consapevolezza è altrettanto importante: le parole ci permettono di definire e comunicare ciò di cui facciamo quotidianamente esperienza.
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Chesil Beach, Ian McEwan – Einaudi

Primo consiglio di lettura.
Io e alcune delle mie amiche abbiamo visto il film. Durante la proiezione, però, ci siamo abbandonate a momenti di forte irrequietezza e a risate che sono state spente solo dalla ‘tragicità’ della seconda parte.
Nessuna di noi aveva letto il libro e al termine dello spettacolo abbiamo iniziato a discutere del film, della relazione tra i due protagonisti, delle difficoltà di affrontare certi discorsi (difficoltà ancora attuali anche se ci reputiamo super emancipati – o, forse proprio perché crediamo di essere super emancipati, diamo troppe cose per scontate, non cogliamo l’importanza di certe attese e non ci rendiamo conto di quanto sia difficile parlarsi e, poi, comprendersi).
Mentre parlavamo tra di noi, nell’area esterna al cinema, abbiamo colto un’osservazione proveniente da un altro gruppo di spettatori che faceva riferimento al libro e al fatto che spiegasse meglio alcuni aspetti della storia che il film faceva solo percepire (a dire il vero anche nel libro gli stessi aspetti restano, in un certo senso, sospesi, cioè non vengono chiaramente definiti e chiamati con il loro nome).
Tutta questa introduzione per dire che “Chesil Beach” è stato il regalo di Natale che una di noi ha fatto a tutte per una lettura collettiva.
È un libro molto delicato, che mentre guarda al passato descrive, anche, il presente.
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Terminus radioso, Antoine Volodine – 66thand2nd [eBook]

Il mio giudizio finale sul libro può essere riassunto con una sola parola: mah!
Probabilmente non lo avrei mai letto se non me lo avessero suggerito e, soprattutto, se non avessi avuto il Kindle.
All’inizio l’ho trovato un po’ ostico, andando avanti con la lettura sono stata catturata dai personaggi, dal contesto e da alcuni episodi particolari. È durato poco. C’è stato un momento in cui ho iniziato a credere che potesse avere una narrazione lineare: mi sbagliavo.
È ambientato nel mondo contaminato di una immaginaria Seconda Unione Sovietica, dove la differenza tra i vivi, i morti e quelli che stanno in mezzo, non è chiara. Terminus Radioso è un kolchoz, ed è l’unico luogo in cui si porta avanti una parvenza di vita e di normalità quotidiana (o Terminus Radioso è solo il sogno di Soloviei, oppure è il luogo in cui vivono quelli che non sono né vivi e né morti: non mi è chiaro).
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Libertà di migrare, Valerio Calzolaio e Telmo Pievani – Einaudi

La collana “Vele” dell’Einaudi mi piace parecchio. Sono libri che si maneggiano facilmente, fanno bella figura nella libreria, non occupano molto spazio e possono essere messi davanti ad altri libri. Poi si tratta di pubblicazioni dedicate a temi attuali che vengono trattati con competenza.
Detto questo, occorre discutere, ora più che mai, dei fenomeni migratori, occorre spiegare che non rappresentano una novità dei nostri tempi e che l’essere umano non è mai stato un essere stanziale poco propenso a muoversi per cercare situazioni di vita migliori.
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Resoconto, Rachel Cusk – Einaudi

Secondo consiglio di lettura.
Bel libro, bella lettura, belli i personaggi e le loro discussioni, e bello questo io narrante che osserva, ascolta e riporta ciò che vede e sente facendo trapelare poco di sé. Non c’è una vera e propria trama, bisogna immergersi e seguire la scrivente tra i suoi incontri, le sue lezioni e i suoi spostamenti.
Ho letto alcune recensioni belle e articolate su questo libro (per esempio questa di Cristiano De Majo su Rivista Studio) che, da una parte, mi hanno aiutata a cogliere alcuni aspetti di “Resoconto“, dall’altra, mi hanno messo addosso un po’ di timore e quindi rinuncio a dilungarmi e mi limito a suggerirne la lettura.
Io, intanto, attendo il secondo volume del ‘trittico’.

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