I libri letti a gennaio - Maria Carmela Stella, copywriter

I libri letti a gennaio

Pubblicato il Pubblicato in Blog

Sto vedendo “Il trono di spade”, tutto. È la prima serie in assoluto che vedo.
Parallelamente, ho iniziato a leggere i tomi delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco”, per il momento sono a metà del primo. (Spero che Harry Potter non si senta troppo trascurato e non trovi un modo per farmela pagare visto che ho messo da parte “Harry Potter and the Deathly Hallows”).
Le puntate del “Trono di spade” tolgono tempo al sonno: posso vederle solo la sera (in genere dopo le 22:30 quando finisce Back2Back su Radio2) (una puntata non è mai sufficiente e finisce sempre che ne vedo almeno due, alle volte tre) e non sono rilassanti, nel senso che non fanno addormentare, quindi, quando spengo il pc mi ritrovo spesso a dover leggere per corteggiare il sonno.
In compenso mi sto abituando al sangue, alle morti improvvise e violente, alle teste che esplodono, alle budella per aria, ai corpi e agli arti tagliati, alla perfidia.

E adesso veniamo al dunque: brevi commenti sugli ultimi libri che ho letto.

P.s. Se qualcuno se lo stesse chiedendo, la risposta è sì, leggo mentre mangio. E sono bravissima a fare i toast!
—-

Città Sola, Olivia Laing – Il Saggiatore

Prima di passare ai libri letti a gennaio, uno sguardo indietro a quelli letti negli ultimi mesi dello scorso anno. Il mio consiglio di lettura spassionato è “Città Sola” di Olivia Laing, ambientato a New York, difficile da descrivere e da riassumere, ma tremendamente bello e intenso.

Altri due libri che ho letto nel 2019 e che consiglio sono: “Svegliami a mezzanotte” di Fuani Marino e “Febbre” di Jonathan Bazzi.
Questi 3 libri, per motivi diversi mi hanno dato tanto.
—-

Bianco, Bret Easton Ellis – Einaudi

Bello, divertente, accattivante, piacevole da leggere.
—-

La buona educazione degli oppressi, Wolf Bukowski – Alegre

Il sottotitolo di questo libro è “Piccola storia del decoro”.
Uno dei problemi della attuale società italiana è la piccola-media borghesia, anche quella che si definisce di sinistra, talmente affezionata a sé stessa, ai propri privilegi e al “decoro” dei luoghi in cui vive da non accorgersi di essere artefice (e richiedente) dei processi di emarginazione e di esclusione sociale attivi da anni nel nostro Paese e nelle città in cui viviamo.
—-

Persone normali, Sally Rooney – Einaudi

Mi è piaciuto più di “Parlarne tra amici” (che mi era piaciuto tanto). L’ho trovato molto intimo e profondo e, da un certo punto di vista, complesso.
Sally Rooney è brava, il livello dei dialoghi è alto, così come è ben tratteggiata la complessità dei due personaggi principali.
Emerge la difficoltà di fare i conti con sé stessi e con i propri sentimenti, prenderne consapevolezza e, semplicemente, accettare la propria complessità e quella delle relazioni. In poche parole accettare di essere normali.
—-

Il mio anno di riposo e oblio, Ottessa Moshfegh – Feltrinelli

Ancora una storia ambientata a New York.
Della protagonista non è dato conoscere il nome, ci è permesso seguirla nella sua quotidianità fatta di pillole per dormire e per allontanarsi da tutto ciò che è reale, fino alla fine, quando il suo oblio diventa prima performance e poi rinascita.

«Il dolore non è l’unico banco di prova per crescere, mi dissi. Il sonno aveva funzionato. Mi sentivo morbida e calma e sentivo le cose. Era una bella sensazione. Questa era la mia vita adesso.»

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *